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Un sabato indimenticabile

A pochi chilometri da Roma, in un tetro edificio, è racchiuso un piccolo paradiso destinato ai valorosi, dove l'ineluttabile fine è sconfitta dall’immortalità acquisita sul campo della storia.

Il Valhalla di Colleferro non ha il tetto di scudi dorati e le mura non sono fatte con le lance, ma di semplici mattoni.

Gli arredi non sono ricavati da vesti e corazze di coraggiosi soldati, ma sono di legno, ferro, vetro.

Ci attende il sommo Odino, subito attorniato dalle Valchirie di turno.

Anche se non siamo degli einheriar, guerrieri particolarmente coraggiosi, il sommo ci invita a varcare il Valgrind, che ci appare come una comune porta di ferro.

All’interno non troviamo giocolieri che si dilettano con spade d’oro, bensì un percorso museale suddiviso in 25 sezioni.

Appena entrati, il Valgrind è stato chiuso e sorvegliato da un lupo famelico di nome Alfonso.

Odino, nelle sembianze di un arzillo signore attempato di nome Francesco, ci illustra i sistemi primitivi di telecomunicazione come urla, fuoco, corni animali, conchiglie.

Poi entrano in gioco romani e greci, con le loro torri di osservazione e sistemi idraulici fantasiosi.

Il medioevo, per rispettare la sua oscura tradizione, ci presenta invece trombe, megafoni, campane, tamburi ed il guizzo di innovazione dei colombi viaggiatori.

Il cannocchiale ha poi allungato la portata delle osservazioni dei romani ed ha permesso lo sviluppo di una vera e propria telegrafia ottica, ma siamo arrivati verso il 1700!

Una postazione satellitare, tanto in voga negli anni ’90, ci catapulta nella modernità.

Occorrono un paio di secoli per la radio o meglio la telegrafia senza fili, nel frattempo la storia della comunicazione pullula di eliografi, telefoni, telegrafi e linee di trasmissione filari.

Il percorso museale ci porta in mezzo alle telescriventi civili e militari, incontrastate protagoniste dell’informazione pre-internet.

Tre imponenti radiogoniometri ci impongono di entrare nella sezione dedicata all'opera di Guglielmo Marconi, dove una puntina di invidia è obbligatoria.

Poi ci immergiamo in una serie di radio civili, dagli anni '20 fino agli anni '70.

Ecco il reparto spioni: partigiani, CIA,FBI, KGB, servizi italiani e le loro apparecchiature segrete, nascoste in valigie e scatole di biscotti.

Finalmente ci viene presentata la macchina Enigma, un complesso dispositivo crittografico , ovvero il bandolo della matassa della II guerra mondiale.

Se le spie e i matematici del mezzo mondo contrario al Baffetto non avessero sviscerato il segreto della sua crittografia, probabilmente oggi non saremmo solo dipendenti dalla "culona", ma tutti automi col braccino alzato e l'heil a ripetizione.

A questo punto, il curioso corteo, Odino in testa, seguito da Valchirie, Amazzoni, comuni mortali e il lupo Alfonso, può avvicinarsi ai valorosi.

Sono lì, veri, vivi come solo un einheriar può essere.

BC603, BC652, BC312, WS38, WS19, GRC9, BC611: pesantissima ferraglia con cui abbiamo pasticciato da ragazzi!

E tanti altri, irrealizzati radio-sogni fanciulleschi, materializzati tutti insieme, come una visione causata da un sortilegio.

L’orologio, incurante di stupori e commozioni, svolgeva inflessibile il suo compito.

Era di molto passato il tocco ed era tempo di sfamare la moltitudine pellegrina.

Nel Valhalla del nord, ci avrebbe pensato il cuoco Andhrimnir, che avrebbe cucinato l’eterno cinghiale Sdhrminir nella pignatta Eldhrimnir.

Per noi mortali, una trattoria sulla provinciale…

Il 13 aprile 2013, siamo andati al Museo Civico delle Telecomunicazioni di Colleferro (Roma).

La visita, organizzata dal gruppo AIRE Roma&Lazio, è stata guidata da Francesco Cremona, grande collezionista appassionato di ogni tipo di mezzi di comunicazione.

Bando alle ciance, meglio qualche immagine...

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